lunedì , 14 Ottobre 2019
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Il ritorno sul luogo del delitto parte terza

A tutti i miei innumerevoli lettori e fans. Avrete capito che mi piacciono da morire le ripetizioni: mi piacciono i ritorni, da e a, mi piace ripetere gli scherzi che funzionano, mi piace tornare sul luogo del delitto, mi piace fare il merda ripetutamente. Ho cominciato a farlo all’inizio di quest’anno e mi pareva giusto chiudere il cerchio rifacendolo verso la fine. Quindi ancora un torneo, ancora all’insaputa (quasi) di tutti, ancora la città stellata, con la quale (ormai lo sanno tutti i vertici della pianta a stella) ho un conto che non chiuderò mai. In verità ho saltato un appuntamento, quello dell’anno scorso e devo dire che mi è mancato non poco. Mi piacciono le ripetizioni, sì, ma non quando queste riguardano i mancati appuntamenti. Ah, volevate sapere com’è andata? Senza giri di parole è andata bene, ancora con meno giri posso dire che poteva andare benissimo, in virtù dell’epilogo che sto per raccontare. Quinto e ultimo turno, con 3.5/4 vado in prima scacchiera ad affrontare l’anziano (ma in gamba) maestro Giuseppe Laco, n. 1 della lista. Piccola digressione: se Laco (ELO 2078) era n. 1, si capisce che il torneo non era di grandissimo livello; alla griglia di partenza io ero il n. 8. Fine della digressione. Col maestro Laco, cui piace particolarmente attaccare, gioco una bella partita, contengo il suo previsto attacco, sviluppo il mio che sarebbe arrivato a destinazione se.

Vincendo questa partita avrei preso 35 punti invece di 15, avrei preso 150 euro invece di 0, mi sarei portato a casa una scultura di un’artista locale, sarei stato molto più contento. Sono comunque abbastanza contento per come ho giocato e per la mia reazione dopo il contraccolpo dell’ennesima partita buttata nel cesso: ho sorriso e fatto i complimenti al mio avversario per la partita e per aver vinto il torneo. Non è mai troppo tardi per crescere, anche in queste cose.

 

 

 

Sono partito dall’epilogo ma stavolta non ho intenzione di fermarmi qui. Ne vedrete altre due, una giocata bene, l’altra decisamente no, almeno nella prima parte. Comincerò da questa. Col Bianco, con uno dei due elementi del derby delle consonanti che fin dalla prima edizione di Palmanova desideravo s’incontrassero: Pugnetti-Pagnutti, prima o poi doveva capitare.

 

 

 

Veniamo ora all’ultima partita, in quest’ordine cronologico a ritroso, ma che del torneo era la terz’ultima e anche la terza. Di solito per me la terza è quasi sempre stata decisiva, quella che indirizza. La terza capitava nell’unico giorno a doppio turno, un doppio turno col Nero. Due parole due a questo punto sui primi due turni, le cui partite non farò vedere. Faccio il mio esordio con un 2N col Bianco. Non è stata facile, soffro anche troppo per via, tanto per incominciare, di una scelta sbagliata di dare un Pedone dimenticandosi di qualcosa. Mi tocca fare acrobazie, creare casini e alla fine trovo una buona via per vincere. La seconda è stata tecnicamente la più facile, ma psicologicamente la più difficile. Il mio avversario, non un simpaticone di suo, l’avevo già incontrato in quel maledetto primo torneo nella città stellata; quello che ha dato il via al parziale negativo poco arginato; quello contro il quale avevo allora buttato mezzo punto nel cesso senza sorridergli alla fine e senza dirgli bravo. In verità speravo d’incontrarlo perché volevo fargli il mazzo e non è questa un buon approccio psicologico. Alla fine della partita mi ha detto “non ti capiterà tante volte di vincere così facile, ti ho fatto un regalo”. Non meritava e non merita commenti.

Torniamo al terzo terz’ultimo turno. Ancora col Nero come detto contro un ragazzo over 2000 (di ELO non di data di nascita) con il quale ho impiantato forse la partita più bella da me giocata in questo torneo

 

About Bruno Trangoni

Bruno Trangoni
Editore | Fondatore di A.D. Scacchi Oldřich Duras

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2 commenti

  1. Avatar

    Bell’articolo!

    Un’impressione sulla prima partita, non mi piace 17 exf4, con 17 gxf4 seguito da Re in h2 e torre in g1 sei più veloce di lui sulla colonna g

    L’ultima partita patta mi sembra un discreto affare per te, dopo che sposti la torre e lui mette l’alfiere in e6 sei un po’ incastrato.

    (non ho controllato al computer per cui potrebbero essere stupidate)

    Buon torneo comunque!

    • nitran-go

      Grazie del commento intanto. Sulla prima partita ho voluto aprire la colonna e perché mi sembrava di poterla occupare e quindi attaccare. Il seguito della partita ha poi dimostrato che la scelta si è rivelata corretta. Certo, bisogna vedere se il Nero aveva delle alternative valide alle sue giocate che avrebbero messo in discussione la mia scelta. E bisogna vedere anche se in quel momento, considerate le corrispondenti repliche del Nero, la scelta di aprire la colonna g sarebbe stata più efficace. Non ho visto niente per cui se ne può ampiamente discutere.
      Sulla partita patta immagino ti riferisca al momento conclusivo. Abbiamo analizzato un po’ io e il mio avversario; lui mi ha confessato che non si sentiva a suo agio e che la patta gli andava bene. Dopo il cambio delle Donne temeva (e avrei giocato) Tc3. Abbiamo anche un po’ continuato: secondo lui stavo meglio io, secondo me era pari.

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