Stavolta la Dea bendata, molto amica nostra in altre occasioni, si è presa un momento sabbatico. Stavolta è tutto meritato. Non c’è stato aiutino da parte di nessuno, non abbiamo dovuto sperare in risultati di altri. A un certo punto il destino era nelle nostre mani. Averlo detto quattro volte oltre il limite della ridondanza fa capire lo stato d’animo, ma anche emotivo, del sottoscritto, ma credo non solo. La nostra squadra non aveva individualità di spicco, ma era decisamente equilibrata. Parlando di numeri, dall’ultima scacchiera alla prima si andava da un minimo di 1805 a un massimo di 1921. Abbiamo giocato in cinque, turnandoci in modo da avere ognuno quattro partite e di queste due col Bianco e due col Nero. Va dato merito al sesto elemento, componente non giocante, ma non per questo meno importante (anche in questo caso la ridondanza – delle parole in rime – non è casuale). Il Pancho-deh, alias Deimos, alias last but not least Fabio Panciera, in veste di commissario tecnico selezionatore, ha programmato, non senza impegno, l’allestimento delle cinque diverse formazioni, che in 20 partite complessive hanno realizzato 2 sconfitte, 6 patte e 12 vittorie.
Allora parcheggiamo la ridondanza e raccontiamo questa bella storia. Siamo partiti un po’ contratti, soprattutto io, che perdo una partita che avrei potuto vincere, anche se non era semplice. Per fortuna i compagni di squadra riescono a riequilibrare la sfida portandola in parità. Io mi porto a casa i soliti fantasmi e la sesta sconfitta consecutiva col Nero. Poco male, il giorno dopo avrei giocato col Bianco, quindi vittoria sicura. Questa è una battuta ovviamente. Però nonostante la battuta vinco e lo fanno anche i compagni, quasi tutti. Finiamo l’incontro con 3.5-0.5, bene per raccogliere più punti individuali possibili. Però i nostri rivali dichiarati, i cugini del Salvioli 1, viaggiano in modalità rullo compressore: 3.5-0.5 coi (loro) fratelli del Salvioli 2 e 4-0 il turno dopo. Al terzo ce li becchiamo noi, i cugini rullo compressore e ci proviamo. Unico risultato a disposizione per noi: la vittoria, per scavalcarli, altrimenti non li prendiamo più e niente sogni. Secondo il protocollo previsto dal già citato in triplice veste, io osservo il mio turno di riposo. Ricevo la sera la telefonata magica in cui mi si dice che abbiamo vinto 3-1. Bene, impresa compiuta, superati i cugini 1, d’ora in avanti il destino sarebbe stato nelle nostre mani contro i cugini 2 e all’ultimo turno contro i sedicenti matti del Po. I cugini 2 sulla carta si presentano inferiori agli 1 e il risultato di debutto l’ha ampiamente confermato. Altre volte si è visto che la carta alla fine è solo carta, che davanti a noi ci sono persone che possono anche giocare delle buone partite e di fronte a loro ci siamo noi, capaci anche di giocare delle brutte partite. Il nostro Vittorio, diversamente da quanto suggerisce il suo nome di battesimo (l’abbiamo schierato per questo), si rivela presto essere l’uomo dalle patte sicure; ne farà tre su quattro, l’ultima la vincerà. Si confermerà tale anche in quello che a un a un certo punto diverrà (sportivamente) drammatico turno. La nostra quarta scacchiera, al secolo Poma-hro, Phobos e last but not least Stefano Pomaro, quella la cui solita fraudolenta carta diceva che eravamo favoriti (maledetta carta!) sembra in vantaggio, lì per lì da ottenere qualcosa più simile a una partita vinta. Io in seconda a un certo punto mi trovo con un pedone in più, ma non è chiaro se sia in vantaggio, di sicuro non sto peggio, sono in controllo, ma non devo dimenticare che sto giocando ancora col Nero e quindi in compagnia dei fantasmi già nominati e sempre evocabili. In prima scacchiera, dove c’è il granitico Panda, e anche per lui last but not least Matteo Guarnieri, la situazione sembra sotto controllo. Pertanto, senza torturarsi troppo, potrebbe prospettarsi un comodo 2.5-1.5, quanto basta per continuare a coltivare il sogno.
La previsione funziona per un quarto: l’uomo delle patte sicure si conferma tale, il resto va raccontato. Noto effusioni di sconforto nella nostra quarta scacchiera, talmente evidenti che convincono l’avversaria che il pezzo in presa, cui ne seguirà un altro un secondo dopo, non era un sacrificio. Risultato: sconfitta inattesa e situazione momentanea di svantaggio 0.5-1.5. Si va verso l’equilibrio perché il Grande Panda vince. Ma la tendenza del momento sembra proprio non andare oltre quell’equilibrio, che non ci basta e quindi devo per forza vincere una partita che non appare tanto facile da vincere. La vinco (col Nero!); la vedrete.
Ci approcciamo all’ultimo turno consci di aver rischiato di buttar via coi cugini 2 quanto di buono avevamo fatto coi cugini 1.
Col senno di poi il 4-0 ottenuto all’ultimo turno ci avrebbe dato la promozione anche pareggiando coi cugini 2, ma il senno di poi è parente di quella famosa carta, poco affidabile quindi, in particolare, non potendo averne contezza in anticipo.
Oltre alla mia dello scampato pericolo e del disequilibrio ottenuto non so come, vedrete una delle tre patte di Vittorio, una vittoria in una partita che non annoierà di Stefano, vedrete un successo del Grande Panda e miracolosamente ne vedrete una di Pupillo, anche lui last… Alberto Velluti. Miracolosamente perché ha pensato bene di dimenticarsi in un non meglio precisato “lì” tutti formulari con le sue partite. Questa l’ha recuperata non so come. E a questo punto, con poco rispetto dell’ordine annunciato, cominceremo proprio dall’ultima. Ma prima di tutto la fotografia che immortala il derby con i cugini 1.

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