domenica , 9 Maggio 2021
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Bon viazo, Boutique!

Bon viazo, Boutique.

Il riferimento è di quelli che è giusto ricordare: siamo nel 1761 al Teatro di San Luca, si sta rappresentando la commedia di Carlo Goldoni Una delle ultime sere di Carnovale. Anzoletto, costretto a partire per la “Moscovia”, dice: “Cossa dìsela mai, caro sior Bastian? Mi scordarme de sto paese? De la mia adoratissima patria? Dei mii patroni? Dei mii cari amici? No xé questa la prima volta che vago; e sempre, dove son stà, ho portà el nome de Venezia scolpìo nel cuor; m’ho sempre recordà delle grazie, dei benefizi che ho recevesto; ho sempre desiderà de tornar; co son tornà, me xé stà sempre de consolazion. Ogni confronto, che ho avù occasion de far, m’ha sempre fatto comparir più belo, più magnifico, più respetabile el mio paese; ogni volta, che son tornà, ho scoverto delle bellezze maggior; e cussì sarà anca sta volta, se ‘l Cielo me concederà de tornar. Confesso, e zuro su l’onor mio, che parto col cuor strazzà; che nissun allettamento, che nissuna fortuna, se ghe n’avesse, compenserà el despiaser de star lontan da chi me vol ben. Conservème el vostro amor, cari amici, el Cielo ve benedissa, e ve lo diga de cuor”. Dice questo Anzoletto in risposta a Bastian “Andé a bon viazo e no ve desmenteghé de nu”.
Anzoletto è Goldoni, che in quell’ultima recita al Teatro di San Luca se ne sta dietro le quinte a piangere per il dispiacere di essere costretto a lasciare Venezia e partire per Parigi, da cui non farà più ritorno.
La Boutique del salume è Anzoletto/Goldoni, costretta anche lei a partire, come Anzoletto/Goldoni non per scelta, per non tornare più. La partenza è diversa, non riguarda la persona, quella resta, forse non più davanti a una parete di bottiglie, come nella foto, ma resta. La dipartita della Boutique non è altro che l’ennesimo atto di una commedia che dura almeno da 30 anni a Venezia, forse di più. Non è proprio una commedia, perché parla di persone che devono forzatamente smettere un’attività che andava avanti da parecchi decenni, almeno 7 nel caso della Boutique; che ha dovuto chiudere perché a 40 metri hanno aperto un supermercato Billa.
Il Biavarol è un mestiere che a Venezia è andato rapidamente in estinzione, per via dell’insostenibilità dei costi e della feroce concorrenza dei supermercati. Circa una quarantina di anni fa, ricordo che a Venezia c’erano diverse botteghe con la scritta scolpita sul marmo “latte, burro e formaggi”. C’erano poi i luganegheri, i becheri, i forneri, i frutaroli e c’erano ancora i biavaroli, che vendevano un po’ di tutto, come dei piccoli supermercati in cui però non c’era la modalità self service, ci si doveva rivolgere per forza al biavarol. Ricordo anche che c’erano dei supermercati, piccoli; ce n’era uno, dalle parti mie, a San Lio, il SuVe, un altro ancora più piccolo in Barbaria delle tole, il Végé (non metterei la mano sul fuoco per gli accenti); ce n’erano sicuramente altri in altre zone che frequentavo poco. Nel giro di poco tempo quasi tutti questi biavaroli (ma anche luganegheri e latte burro e formaggi vari) hanno chiuso per far posto a insulse botteghe prevalentemente di maschere che, come ha detto Marco Paolini nel suo Milione, “go provà a magnarle, fa schifo”.
La concorrenza dei supermercati si diceva; si dice anche che questi siano più a buon mercato, ma neanche tanto, non ti tirano dietro proprio niente, Coop o Billa o altro che siano (una sportina di merce anche 37 euro). I supermercati facilitano la (non) comunicazione, il biavarol ti parla, al supermercato ti prendi la roba e la paghi senza dire una parola; agevola quando c’è difficoltà di comunicazione, va bene per gli stranieri. Ricordo che nei miei viaggi all’estero mi era più facile prendere le cose e pagarle senza dire né ascoltare niente, al posto di esprimersi in chissà quale lingua per farsi dare un salame mentre si voleva la carta igienica. Ricordo anche che mi sforzavo di dire, con ati e moti, ai biavaroli stranieri di turno quello che volevo. Funzionava, non lo facevo per rispetto dei biavaroli o per boicottare i supermercati, così, lo trovavo divertente, e forse lo troverebbero divertente anche i nostri turisti. Chissà. In ogni caso non sono certo loro che hanno determinato l’estinzione del mestiere, certo non più antico (quello è un altro), ma sicuramente appartenente alla cultura veneziana di qualche decennio fa; penso a “logiche” diverse, di poteri economici, che sfuggono alla mia comprensione. Alla Boutique si acquistavano prodotti del territorio e non robe che non sai da dove vengono e scopri, dopo aver visto Report o trasmissioni simili, che, avendole consumate per anni, le vorresti vomitare tutte assieme.
Sicuramente anche noi ci abbiamo messo del nostro, noi che andiamo più ai supermercati che dai biavaroli vari, magari, oltre alle motivazioni di cui sopra, anche perché quel biavarol lì ci sta sulle scatole, oppure lo chiamiamo ladro. Noi, che abbiamo sempre fretta, troviamo più comodo prendere due robe al volo e pagarle al volo piuttosto che aspettare anche due persone che fanno la spesa (più lenta) dal signore con la matita sull’orecchio che fa(ceva) i conti sul retro dello stracchino incartato. Quindi una delle colpe di questa estinzione è anche nostra, noi che siamo andati recentemente alla Boutique, noi anche mai visti prima, a dire che ci dispiace, fare specie di condoglianze al biavarol.
Salutiamo ora la Boutique, sapendo che non la rivedremo più, sapendo che non era ormai possibile che andasse diversamente, che ha resistito anche troppo, salutiamola con tutte le sue specialità, non ultima la Triolfa, introvabile altrove. Salutiamo la Boutique con la musica, con le partitine a scacchi, con la convivialità, con la poltroncina per i più stanchi, con la vecchia (ma funzionante) gratta formaggio.
Salutiamola, sempre noi, quelli di prima, magari quella parte di noi che alla Boutique andava come cliente, abituale o sporadico, quella parte di noi che magari non lo manifesta ma si gira per non far vedere una lacrima che scende, quella parte di noi che sa che al posto della Boutique non ci sarà un’insulsa bottega di maschere, perché alla Boutique non si mangiavano cose che fanno schifo, quindi è giusto non cominciare ora. Bon viazo Boutique! E cerca di non aver troppo el cuor strazzà.

About Bruno Trangoni

Bruno Trangoni
Editore | Fondatore di A.D. Scacchi Oldřich Duras

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